La terra cruda e la terra cotta

La terra cruda e la terra cotta

La trasformazione e gli usi dell’argilla occupano un posto di rilievo nelle ricerche del LaPArS, anche in conseguenza della notevole disponibilità di dati primari che provengono da giacimenti particolarmente ricchi quali Canelles.

 

LA TERRA CRUDA

Il ritrovamento di mattoni d’argilla cruda, intonaco, incannucciato, inoltre le chiare testimonianze dell’uso dell’argilla cruda per foderare e isolare le pareti delle sottostrutture dell’insediamento di Canelles, ha offerto dati importanti su una materia prima che nel Campidano sino alla metà del secolo scorso era ancora largamente utilizzata nelle architetture tradizionali (Melis 2010a).

I pani d’argilla mostrano la faccia principale prevalentemente rettangolare, meno frequentemente ellittica, ellittica allungata, rettangolare allungata. In alcuni casi lo stato di conservazione dei frammenti non consente di ricostruire la forma originaria. Prevale la sezione rettangolare, seguita da quella piano-convessa, ma sono attestate anche quelle concavo-convessa, rettangolare con un lato concavo. La sezione trasversale può essere rettangolare, più raramente quella piano-convessa, trapezoidale ed ellittica. Le caratteristiche morfologiche e dimensionali mostrano la presenza di diversi tipi di mattoni, prevalentemente a parallelepipedo, di dimensioni medie, con alcuni elementi di notevoli dimensioni. Il ritrovamento dei manufatti in giacitura secondaria non consente di ricostruire il preciso ruolo assunto nel campo dell’architettura, benché alcuni suggerimenti provengono dalle raffigurazioni di particolari architettonici nelle domus de janas. Le analisi archeometriche in corso potranno fornire interessanti informazioni sulle modalità di reperimento della materia prima, sui metodi di impasto delle terre e di essiccamento, sulle tecniche di elevazione e copertura delle strutture.

Se i mattoni offrono informazioni sull’elevato delle strutture, gli elementi di torchis potevano essere utilizzati per legare elementi vegetali impiegati per la costruzione pareti esterne, di tramezzi, e coperture. I materiali vegetali utilizzati sono presumibilmente canne e piante tipiche delle zone umide, considerata la vicinanza con lo stagno di Molentargius. Le solcature di diametro variabile si riferiscono all’uso di elementi di differente specie e dimensione, legati ai diversi usi.

Infine circa trenta frammenti di intonaco, in rari casi dipinto, sono stati recuperati da diverse strutture. In quasi tutti è presente un corpo argilloso ed un fine rivestimento chiaro. I frammenti presentano due scale di spessori, intorno ai 0,4-08 e ai 2-4 cm, mentre le patine di rivestimento hanno colore giallo pallido. Le analisi archeometriche (Mameli, Melis 2008) hanno restituito risultati paragonabili a quelli ottenuti su intonaci di Monte d’Accoddi.

 

LA TERRA COTTA

L’analisi morfotecnologica della ceramica è stata uno strumento indispensabile nel campo della ricostruzione dei quadri cronologici e dell’organizzazione socio-economica dei villaggi preistorici, in particolare nello studio del processo di transizione tra il Neolitico e l’Eneolitico.

L’analisi morfo-tipologica
Lo studio tipologico delle ceramiche di tradizione autoctona dell’Eneolitico sardo (Melis 1998 e 2000) ha raggiunto il risultato di uniformare i dati, anche sul piano terminologico, di accertare la reale seriazione cronoculturale, di ricostruire i rapporti genetici tra le facies e le loro relazioni con il mondo extrainsulare. La seriazione, che è stata in seguito confermata dai dati radiocarbonici, evidenzia uno sviluppo graduale nel quale è possibile scorgere gli elementi di innovazione e di continuità nella transizione Neolitico/Eneolitico e nelle diverse fasi dell’Eneolitico.
L’approccio integrato morfo-tecnologico ha consentito di trovare conferme di tali dinamiche anche attraverso i dati tecnologici.

L’analisi tecnologica
L’approccio tecnologico pone il ceramologo in condizione di recuperare una quantità e varietà di informazioni sui manufatti in esame e sui retroscena economici e culturali di cui essi sono il prodotto materiale. Il reperto è indagato quale esito di una sequenza operativa (châine opératoire, operational sequence) da analizzare/ricostruire attraverso una schematizzazione che riconduce le operazioni messe in atto dall’artigiano ad almeno cinque momenti: la selezione e preparazione del materiale argilloso, la foggiatura, la rifinitura, la decorazione, la cottura.
L’analisi è interdisciplinale: già all’atto dello scavo e per tutto l’iter della ricerca, sono raccolti ed elaborati tutti i dati che consentono di ricostruire la/e sequenze operative dei manufatti ceramici e le interazioni con le sequenze di altre categorie di reperti: l’identificazione e l’economia delle materie prime, l’individuazione di esiti difettosi e scarti dei diversi procedimenti, degli utensili che possono aver interagito nelle sequenze, il riconoscimento delle strutture di cottura, etc.
Sulla totalità del repertorio ceramico è condotta un’analisi macroscopica volta a individuare, documentare e interpretare la presenza macrotracce e microstrutture, attributi diagnostici delle tecniche e metodi di foggiatura e di rifinitura. Risultano dunque fondamentali la possibilità di manipolare un gran numero di reperti e l’esperienza dell’osservatore.
I dati raccolti vengono interpretati per analogia, sulla base del materiale descrittivo e iconografico fornito dalla letteratura archeologica e dall’etnoarcheologia, consultato esattamente alla stregua di collezione di confronto. Si possono dunque formulare delle ipotesi tecnologiche, validabili in ambito interdisciplinare con il ricorso ad analisi radiografiche e archeometriche e all’archeologia sperimentale.
Nello specifico dei contesti indagati dal LaPArS, l’integrazione dei dati tipologici con quelli dell’analisi tecnologica si rivela un approccio assai efficace.
In relazione ai contesti Ozieri e Sub-Ozieri consente di cogliere trasformazioni nelle tecniche, nei metodi e nell’organizzazione della produzione, che, parallelamente, sono evidenziate anche in relazione alle altre attività artigianali e, più in generale, all’assetto economico del primo Eneolitico. In particolare l’esame dei manufatti provenienti dalla struttura 134 del Lotto Badas dell’insediamento di Su Coddu/Canelles, che le datazioni C 14 ascrivono ad una fase di passaggio, evidenzia la compresenza di due comportamenti tecnici differenti. Un discreto numero di recipienti con caratteristiche morfologiche ibride o esclusivamente Sub-Ozieri attesta la persistenza di un comportamento di tradizione Ozieri che investe sulle fasi di rifinitura della forma e della superficie, sulla resa cromatica e sulla decorazione, contrastando con l’opportunismo funzionale che caratterizza nel complesso ceramiche del lotto Badas esaminate finora. Allo stesso tempo, queste “anomalie” tecnologiche si presentano tuttavia in associazione con materiali morfologicamente e tecnologicamente analoghi a quelli provenienti delle strutture con datazioni più tarde, indizio di trasformazioni graduali nell’attività di manifattura ceramica.
Ugualmente lo studio delle ceramiche pre- e protostoriche della necropoli di S’Elighe Entosu, Usini, Sassari, è stato condotto con un approccio integrato delle analisi morfologica e tecnologica, ove ciascun ambito è stato via via di supporto all’altro allo scopo di colmare le lacune legate alla frammentarietà dei reperti. Infatti da un lato l’analisi morfologica ha consentito di indirizzare quella tecnologica e verificare i caratteri tecnici relativi alle fasi culturali individuate; dall’altro l’analisi tecnologica ha supportato quella morfologica, consentendo di orientare l’attribuzione culturale in alcuni casi dubbi. Nonostante la frammentarietà del materiale e le peculiarità riconducibili alla natura funeraria del contesto, è stato possibile caratterizzare numerose forme ceramiche e singoli manufatti, identificando e documentando una varietà di tecniche di foggiatura, rifinitura e decorazione.

Pubblicazioni

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  • CAPPAI R., D'ANNA A., GUENDON J. L., MANCA L., MELIS M.G., PIRAS S., SOULA F. , Una ricerca internazionale e interdisciplinare nel territorio di Usini (Sassari): la necropoli a domus de janas di S’Elighe Entosu , in Rivista di Scienze Preistoriche, LXI , 2011 , pp. 61-96
  • CAPPAI R., MANCA L., MELIS M.G., PIRAS S. , La produzione artigianale dell'Eneolitico sardo. Aspetti morfologici, tecnologici e funzionali , in L'età del Rame in Italia, Atti della XLIII Riunione Scientifica dell'Istituto Italiano di Preistoria E Protostoria, Bologna, 26-29 novembre 2008 , Firenze , 2011 , pp. 563-568
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  • PIRAS S. , Note tecnologiche preliminari su alcuni manufatti ceramici dalle domus de janas III e IV della necropoli di S'Elighe Entosu (Usini, Sassari) , in Melis M. G., a cura di, Usini. Ricostruire il passato. Una ricerca internazionale a S'Elighe Entosu , Carlo Delfino Editore , 2010 , 201-218
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