Monte d’Accoddi

Monte d’Accoddi

Definito in vario modo dagli studiosi, altare, ziqqurat, tempio, piramide a gradoni, il santuario prenuragico di Monte d’Accoddi, tra le più importanti manifestazioni architettoniche della preistoria mediterranea, è forse il sito che meglio rappresenta l’Eneolitico della Sardegna, sia perché fu frequentato ininterrottamente in tutte le fasi dell’età del Rame, sia perché racchiude in sé gli elementi più significativi di tradizione e di innovazione rispetto alla fase neolitica, riscontrabili nell’architettura, negli aspetti cultuali e nella produzione artigianale.

Le sue caratteristiche architettoniche hanno suscitato un intenso dibattito sui suoi ipotetici rapporti genetici, sulle ipotesi ricostruttive e sul suo significato.

Il progetto ha lo scopo di riportare l’attenzione su alcuni aspetti ancora dibattuti come la cronologia o poco approfonditi come la produzione artigianale. A tale scopo sono in corso di studio i materiali rinvenuti negli anni ’50 nel corso delle numerose campagne di scavo condotte da Ercole Contu; le analisi preliminari, oltre a mettere in luce i principali aspetti architettonici del monumento, evidenziarono la sequenza di frequentazione del santuario dal Neolitico al Bronzo antico.

Negli ultimi anni le nuove datazioni al radiocarbonio provenienti da siti della Sardegna meridionale e la revisione dei nuovi dati editi sulla produzione artigianale del santuario consentono di attribuire alla facies di Ozieri la costruzione del primo monumento (circa 4000-3650 cal. BC) ed al Sub-Ozieri la costruzione del secondo (circa 3500-3000 cal. BC). L’analisi della produzione artigianale e i dati cronologici mostrano un’evoluzione graduale senza iato e cambiamenti culturali improvvisi. A questa corrisponde una lenta trasformazione dell’organizzazione socioeconomica. I risultati preliminari dello studio dei materiali evidenziano il loro uso nell’ambito di attività domestiche e rituali, legate all’uso dell’ocra, alla filatura e alla tessitura, all’agricoltura, alla metallurgia. Il menhir, le stele, le statuine in marmo, riconducono agli aspetti simbolici caratteristici della tradizione neolitica ed eneolitica sarda.

 

LA SEQUENZA CRONO CULTURALE
Le tappe di frequentazione del sito sono ripercorribili attraverso l’indicatore ceramico e le datazioni radiocarboniche: ad una presumibile sporadica frequentazione nel Neolitico medio ed una più consistente presenza nel Neolitico recente, segue un uso del santuario in tutte le fasi dell’Eneolitico.

Neolitico recente, San Ciriaco. Insediamento
Dopo un primo momento di confusione, originato dall’ancor poco chiaro quadro culturale del San Ciriaco oggi è possibile ricondurre a tale aspetto una discreta quantità di materiali ceramici. Essi furono rinvenuti in varie zone intorno al monumento, prevalentemente nei livelli inferiori (7 e 8), ma anche in quelli medi (4 e 5) degli scavi Contu. Numerosi reperti furono rinvenuti circa 200 m ad Est del monumento nel cosiddetto saggio ETFAS, localizzato circa 500 m ad E del monumento.

Neolitico finale, Ozieri. Insediamento. Prima fase del monumento con rampa
A Monte d’Accoddi la ceramica Ozieri sembra essere particolarmente abbondante, anche perché, se decorata, facilmente riconoscibile da piccoli frammenti. Il ritrovamento di ceramica di tale facies negli strati di formazione e frequentazione del I monumento è da considerare un terminus ad quem, che data il monumento nella sua prima fase.

Eneolitico antico, Sub-Ozieri. Insediamento. Seconda fase del monumento con rampa
Il ritrovamento di ceramica di tale facies negli strati di formazione e frequentazione del II monumento è da considerare un terminus ad quem, che data il monumento nella sua seconda fase. Il munumento antico fu inglobato in una struttura di maggiori dimensioni, realizzata in opera poligonale.

Eneolitico medio, Filigosa. Insediamento.
Nella fase media dell’Eneolitico (prima metà del III millennio BC) è attestata una frequentazione del santuario, testimoniata dall’indicatore ceramico.

Eneolitico medio/evoluto, Abealzu, Monte Claro. Insediamento.
A questa fase si riferiscono alcune capanne ad Est del monumento, tra le quali la cosiddetta “capanna dello stregone”, che conserva l’unico contesto chiuso attribuibile all’Abealzu. L’accesso al monumento in questa fase diventa controllato e limitato, come sembrerebbe suggerire la presenza di una capanna alla base della rampa. Contemporaneamente si segnala la sporadica presenza di elementi della facies di Monte Claro.

Eneolitico evoluto, Bronzo antico, Campaniforme, Bonnanaro.
Nelle fasi finali dell’Eneolitico il santuario fu frequentato saltuariamente da gruppi o individui portatori della ceramica campaniforme. Infine nel Bronzo antico fu deposta una sepoltura di un fanciullo, di cui furono rinvenuti il cranio entro un tripode e una scodella a calotta di sfera.

Pubblicazioni

  • CAPPAI R., MANCA L., MELIS M.G., PIRAS S. , The beginning of metallurgic production and the socioeconomic transformations of the Sardinian Eneolithic , in Cristiani E., Conati-Barbaro C. and Lemorini C. (eds.), Social, Economic and Symbolic Perspectives at the Dawn of Metal Production , BAR Int. Ser. , 2012
  • MELIS M.G. , L'età del Rame in Sardegna: origine ed evoluzione degli aspetti autoctoni , Villanova Monteleone , Soter , 2000
  • MELIS M.G. , Monte d’Accoddi e l’Eneolitico sardo , in Atti della XLIII Riunione Scientifica dell’istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, L’età del Rame in Italia, Bologna, 26 -29 novembre 2008 , Firenze , Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria , 2011 , pp. 357-362
  • MELIS M.G. , Monte d’Accoddi and the end of the Neolithic in Sardinia (Italy) , in Documenta Praehistorica XXXVIII , 2011 , pp. 207-219
  • MELIS M.G. , Das prähistorische Heiligtum von Monte d’Accoddi (Provinz Sassari, Italien) , in 3300 BC. Mysteriöse Steinzeittote und ihre Welt., Mainz:Harald Meller , 2013 , pp. 178-180